
Immaginate un libro dove non esistano spazi. Un libro composto da milioni di parole senza alcun intervallo fra esse.
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Ora eliminate tutte le vocali tenendo ancora tutte le parole attaccate.
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Non sono indicate le parole vere e proprie ma spetta al lettore interpretare e ricercare i termini che possano portare ad un senso compiuto.
Ora cercate di immaginare milioni di parole una accanto all’atra in una lingua che non sia la vostra. In un testo così lungo per statistica si verificano migliaglia di casi in cui alcune lettere possono essere attribuite sia alla parola precedente che a quella seguente.
A chi le tocco oppure Achile Tocco
Vi sono casi in cui la semplice variazione delle vocali può modificare il significato della frase. Ora se le vocali vengono a mancare perdiamo ogni riferimento lasciando al lettore la libera interpretazione della frase.
tmtnt può essere ti amo tanto oppure tu mi tenti
Le interpretazioni possono essere varie e discordanti. La traduzione di uno stesso testo può portare a risultati differenti da soggetto a soggetto. Vi sembra un metodo assurdo per scrivere un libro? Non lo era per le generazioni di rabbini che hanno tradotto gli antichi manoscritti in ebraico antico in un unico libro di più facile lettura: la Bibbia. Non voglio soffermarmi sul contenuto del testo che può trovare o meno il consenso di una persona ma, sulla sua traduzione. Quanto può essere attendibile e fedele all’originale, è possibile che i contenuti siano stati interpretati non correttamente modificando il significato delle antiche scritture? Il libro considerato la parola di Dio per milioni di fedeli è il risultato di un gigantesco rebus che farebbe invidia persino alla settimana enigmistica. Al lettore la libertà di trarre conclusioni.

Ebraico antico, assenza di spazi fra le parole
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