Paolo Borsellino vive ancora

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Il giudice Paolo Borsellino

« La lotta alla mafia dev’essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità. » (Paolo Borsellino)

19 Luglio 1992 un autobomba uccide il Giudice Paolo Borsellino e cinque uomini della sua scorta davanti alla casa della madre del giudice in via D’Amelio a Palermo. Un altro duro colpo allo stato da parte della Mafia dopo l’attentato a Giovanni Falcone.

Come per l’anniversario di Giovanni Falcone nulla è cambiato. Il sistema ha dimenticato gli eroi che hanno permesso la cattura dei più importanti boss mafiosi. I media sono troppo impegnati ad occuparsi della vita di Ronaldinho ed ad inquadrare la testa lucida di Adriano Galliani. Mi sarei aspettato un reportage sulla vita del giudice trasmesso dalla televisione nazionale. Un reportage che trasmettesse a tutti, grandi e piccini, i sacrifici che il giudice ha dovuto affrontare e superare per il bene collettivo. Un reportage che sensibilizzasse la società, con particolare attenzione ai più piccoli, invitandoli a non piegarsi al sistema corrotto e combattere con ogni mezzo già dalla gioventù.

«la lotta alla mafia deve essere un movimento culturale [...]».

La mafia non si combatte solo con le armi e le manette, tutti devo sentirsi partecipi nella lotta. Il singolo può fare molto se supportato dalla società. Isolato è un uomo morto esposto al sistema marcio ed ai suoi ricatti. Borsellino disse:« Mi sento come un morto che cammina. » impariamo dal passato e non commettiamo gli stessi errori.

Gli eroi vivono per sempre, non dimenticheremo mai i tuoi insegnamenti grazie Paolo.

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